LE FALLACIE DELL’ECONOMIA TRADIZIONALE – Parte 3


Prosegue l’esame delle principali fallacie linguistiche (di ambiguità e di composizione), che affliggono la teoria economica dominante, neoclassica e neoliberista.

E’ merito dell’economia ecologica o economia del benessere (che non è la green economy né tutte le altre economie colorate, le quali sono solo fallaci derivazioni della teoria economica tradizionale), l’aver evidenziato e criticato in modo costruttivo, acuto e profondo, le fondamentali fallacie che minano la teoria economica tradizionale.

L’economia ecologica merita di essere conosciuta dal vasto pubblico perchè è l’economia che pone in primo piano il benessere della gente e il rispetto della natura. Ha le caratteristiche di una scienza sociale, interdisciplinare e postnormale; adotta un approccio cognitivo di sintesi e ha tutti gli attributi per diventare la teoria economica alla base del paradigma socioeconomico dell’ecologia integrale: l’auspicato cambiamento verso un nuovo stile di vita, prospero, sostenibile e giusto, fondato in primo luogo sul rispetto degli esseri umani e della natura.

In questa terza parte si illustrano altre importanti fallacie dell’economia tradizionale, che derivano: dalla presunta equivalenza dei modelli di crescita della ricchezza reale e finanziaria; dalla confusione tra la responsabilità individuale e collettiva; dalla visione di un’economia che trascura completamente l’ambiente biofisico con le drammatiche conseguenze che ne derivano come: l’esaurimento delle risorse naturali non rinnovabili, soprattutto dei combustibili fossili, e l’inquinamento planetario. E’ l’economia ecologica, con il suo approccio interdisciplinare e sistemico, che ci permette di comprendere perché abbiamo i problemi dei rendimenti di estrazione decrescenti e dei limiti d’impiego delle risorse energetiche non rinnovabili, nonostante la loro ancora relativa abbondanza nei giacimenti.



4    CONFONDE I MODELLI DI CRESCITA DELLA RICCHEZZA REALE E FINANZIARIA

La ricchezza finanziaria e la ricchezza reale sono due diverse proiezioni dell’unica entità complessa, eseguite sui rispettivi piani astratti, tra loro incommensurabili, dove valgono modelli costitutivi diversi, con proprietà e dinamiche comportamentali diverse.

La teoria economica tradizionale, che non ha una visione sistemica e complessa della realtà, cade nella fallacia della realtà fraintesa perché confonde i piani astratti della ricchezza finanziaria e della ricchezza biofisica e, quando argomenta sul piano astratto biofisico, applica gli stessi modelli e le stesse leggi che ha individuato ragionando sul piano astratto finanziario. Il riferimento è alle leggi della matematica finanziaria che ammettono la crescita illimitata del valore monetario, secondo la dinamica dell’interesse composto.

Diversamente, l’economia ecologica è consapevole della differenza di prospettiva che si ha quando si argomenta proiettando sui due diversi piani astratti: della ricchezza finanziaria e della ricchezza biofisica.  Riconosce che sul piano astratto della ricchezza biofisica valgono modelli costitutivi e dinamiche di comportamento del tutto diversi e irriducibili dalle leggi della matematica finanziaria. Leggi che derivano dai principi della termodinamica; gli unici in grado di tener conto del degrado, nel tempo, del valore di un bene biofisico.

4.a   Crescita del valore monetario di un asset finanziario, secondo l’ interesse composto

Si parla di interesse composto quando l’interesse che matura sul capitale, invece di essere pagato al termine di ogni periodo di riferimento (anno), va ad aggiungersi al capitale stesso e produce anch’esso interesse (l’interesse genera interesse).

Per il calcolo del capitale sottoposto ad un interesse composto si utilizza la seguente formula della matematica finanziaria:
CN = CO (1 + y /100)N
dove:
CN  capitale al termine dell’anno N (€)
CO  capitale iniziale  (€)
y     tasso di interesse annuo (%)
N    durata dell’investimento (anni)

ESEMPIO. Si supponga di disporre di un capitale iniziale CO = 1.000 € che viene investito ad un  tasso di interesse y = 1 % all’anno, per N = 10 anni. Calcolare il valore del capitale al termine dell’investimento.

CN = CO (1 + y /100)N = 1000 (1 +  1/100)10 = 1104 €


4.b   Decrescita, per degrado, del valore di un bene biofisico

Per il calcolo del deprezzamento di un bene biofisico, soggetto ad un dato tasso di degrado, si utilizza la seguente formula :
VN = VO (1 –  x /100)N
dove:
VN  valore del bene dopo N anni  (€)
VO  valore iniziale del bene  (€)
x     tasso di degrado annuo (%)  
N    periodo di tempo di osservazione (anni)

ESEMPIO. Un bene, che ha un valore iniziale VO = 5000 €, è soggetto a un degrado (ammortamento), ad un tasso x = 5 % all’anno. Calcolare il valore residuale del bene dopo N = 10 anni.

VN = VO (1 –  x /100)N = 5000 (1 –  5/100)10 =  2993,68 €


Come si nota, le due dinamiche, quella del valore del bene (asset) finanziario e quella del valore del bene biofisico, sono divergenti. A causa del degrado, la ricchezza biofisica non può crescere e presenta una dinamica opposta a quella del valore finanziario

Insomma, la moneta non è un proxy di un bene biofisico (la dinamica del valore monetario non è direttamente correlata alla dinamica valoriale di un bene biofisico e pertanto non ne descrive bene la dinamica). Questo, nella storia, ha sempre causato numerosi guai. Soggetti al paradigma dell’economia dominante, la confusione tra i due piani astratti ci porta, prima o poi, a dover affrontare una delle varie forme di ripudio del debito: la mera remissione del debito (una forma di giubileo), una super inflazione, la bancarotta, un’ esosa tassazione o, cosa molto frequente nel passato, l’innesco di conflitti e guerre.

4.c   Feticismo monetario

Per definizione il feticismo consiste nel ricercare il valore intrinseco di una cosa nella sua nuda materialità. Il feticismo monetario per antonomasia  è credere che il denaro generi denaro, in una sorta di autoriproduzione automatica, infinita, per cui è solo una questione di tempo e tutti diventano ricchi sfondati. L’economia finanziaria, con il feticismo monetario, ha originato il più grande fenomeno di psicosi di massa dell’attuale società occidentale; una grande illusione, un’ isteria collettiva, paragonabile solo alla caccia alle streghe del medioevo, durata dal XIII al XVII secolo.

Un caso esemplare di feticismo monetario è quello dei Paesi ricchi e sviluppati, del Nord del mondo, che prestano denaro, ad interesse, ai Paesi in via di sviluppo, del Sud del mondo, per permettere a quest’ultimi di acquistare i loro prodotti tecnologici che non sanno fabbricare e che tanto desiderano. Così, i Paesi in via di sviluppo si indebitano in valuta estera pregiata e pagano con l’esportazione delle loro risorse naturali, di cui sono ancora relativamente ricchi.

Così si pone in atto una condizione di scambio disuguale e ingannevole, basata dalla fallacia della realtà fraintesa, che confonde il piano astratto del valore monetario con il piano astratto del valore biofisico. In sostanza, i Paesi sviluppati pretendono che i Paesi in via di sviluppo paghino i debiti contratti in termini di valuta pregiata che, sul piano astratto finanziario crescono con la legge esponenziale dell’interesse composto, con un equivalente valore di risorse naturali. Però, come già sappiamo, sul piano astratto biofisico, il valore di una risorsa naturale segue una dinamica opposta e conforme alle leggi della termodinamica. In conclusione, i Paesi in via di sviluppo si trovano gravati da un debito in continua crescita, a causa degli interessi, che devono ripagare con merci il cui valore è in continua diminuzione, sia a causa dei decrescenti rendimenti termodinamici di produzione sia per l’eccesso di offerta di quei prodotti sui mercati mondiali.

Le condizioni di scambio si deteriorano rapidamente e i Paesi in via di sviluppo si trovano costretti a chiedere ai Paesi sviluppati ulteriori prestiti, sempre in valuta pregiata e sempre soggetti ad interessi, solo per ripagare gli interessi sui debiti. Insomma, si avvitano in una subdola dinamica debitoria di “feticismo monetario” che è addirittura peggiore di uno schema di Ponzi e che li vede costretti a liquidare le loro preziose risorse naturali ad una velocità sempre maggiore, in cambio di una minore quantità di beni tecnologici, sempre più cari.

A causa della fallacia della realtà fraintesa risulta impossibile ripagare un debito finanziario con una ricchezza reale per cui, periodicamente, si incorre inevitabilmente in una crisi che si risolve in una delle esistenti forme di cancellazione del debito. Oggi, l’intera umanità si trova ostaggio della fallacia della realtà fraintesa. Ci ritroviamo in un gigantesca bolla del debito, che è già di un ordine di grandezza superiore alla ricchezza reale planetaria e che è in continua crescita. La bolla viene alimentata dal denaro continuamente pompato nel sistema per sostenere artificialmente un modello socioeconomico che, di fatto, è insostenibile in quanto l’economia reale esprime una dinamica di crescita diversa dall’economia finanziaria. 

I motori della crescita ci abbandonano

Purtroppo, l’economia reale mondiale oggi è troppo pericolosamente vicina ai limiti imposti dall’ecosistema globale e non può più crescere in modo esponenziale come ha fatto nel passato. Nel trentennio immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, l’economia occidentale ha  registrato una formidabile crescita esponenziale che, per i due terzi, è stata alimentata dalla presenza dei combustibili fossili a buon mercato. 

Successivamente, a partire dagli anni ’80, venendo meno la spinta dell’energia a basso prezzo, l’ulteriore crescita esponenziale dell’economia mondiale è stata resa possibile da un crescente indebitamento, dalla delocalizzazione della produzione e dalla libera circolazione dei capitali (la globalizzazione) che ha permesso di aumentare la produttività dei fattori produttivi (lavoro e capitale).

Ai nostri giorni, i motori della crescita economica esponenziale reale hanno esaurito o stanno esaurendo la loro forza propulsiva:
a)    il motore dell’energia a basso prezzo sta esaurendo la sua spinta a causa dei decrescenti rendimenti termodinamici di produzione dell’energia a buon mercato (bassi EROEI)
b)    il motore del debito sta esaurendo la sua spinta a causa dell’eccesso di debito nell’economia reale; ci siamo accorti che, in un immediato futuro, non sarà possibile disporre della quantità di energia a buon mercato, necessaria per ripagare i debiti.

Quest’ultimo aspetto merita un chiarimento. I processi economici vengono attivati dall’energia libera che è la variabile fisica che ci serve per compiere lavoro (in pratica per fare tutto): muovere il nostro corpo, alimentare le macchine, ecc. In termodinamica, l’energia libera o lavoro di un processo che si svolge sotto determinate condizioni di temperatura e pressione è definita dal potenziale termodinamico di Gibbs (una trasformata di Legendre dell’energia).

In teoria, si potrebbe fare tutto senza denaro (anche se sarebbe difficile o alquanto scomodo) ma non si può fare nulla senza energia. Sappiamo che la dinamica dell’energia è regolata dalle leggi della termodinamica (TD), che sono essenzialmente leggi dell’impossibilità. Infatti, il primo principio della TD afferma l’impossibilità di ottenere qualcosa dal nulla mentre il secondo principio della TD stabilisce che, in un processo, è impossibile riciclare totalmente l’energia, che viene immediatamente degradata e non può venire riqualificata in termini netti; lo si può fare solo con un’ulteriore apporto di energia di elevata qualità (a bassa entropia), accettando però un incremento dell’entropia totale del processo. Sempre il secondo principio della TD afferma che è impossibile realizzare processi economici che crescono all’infinito, con rendimenti unitari. L’esperienza insegna che in tutti i processi reali, prima o poi, si incontrano limiti di ogni tipo i quali si manifestano con la legge dei rendimenti decrescenti.

Tipicamente, in economia utilizziamo il danaro per controllare i processi economici e quindi la dinamica dell’energia libera. In pratica, attribuiamo al denaro la funzione di controllo del processo e lo usiamo come una variabile proxy dell'energia libera sebbene, come abbiamo già rilevato, ciò non è del tutto lecito dato che la dinamica del valore monetario non è direttamente correlata alla dinamica dell’energia libera e non ne descrive correttamente il comportamento.

Per definizione, il debito è un obbligo giuridico che impone a chi riceve una somma di denaro in prestito (debitore) di restituirla al creditore, secondo prefissate modalità, compresi gli interessi. Un debito implica pertanto la promessa di estinzione, ossia di restituzione futura della somma di denaro prestata, più gli interessi. Avendo stabilito che il denaro è un proxy dell’energia libera, si può anche dire che il debito è la promessa di restituire, in futuro, l’energia libera, per compiere lavoro.

Di conseguenza, un debito verrà onorato solo se, in futuro, si potrà disporre della necessaria energia libera, a buon mercato, che lo ripaga con gli interessi. Già oggi, però, ci troviamo in un contesto di approvvigionamento di energia a rendimenti decrescenti. Ciò significa che, nel futuro, sarà sempre più difficile disporre di energia libera e, di conseguenza, sarà sempre più difficile ripagare i debiti. Questo è il motivo per il quale anche il motore della crescita economica per indebitamento (economia finanziaria) sta iniziando a perdere colpi.


5     RIDUCE TUTTE LE RELAZIONI  A QUESTIONI DI MERA RESPONSABILITA’  INDIVIDUALE

La teoria economica tradizionale, neoclassica, teorizza il modello dell’ “homo oeconomicus”: l’unità fondamentale, autosufficiente, dell’individualismo metodologico; un individuo iper razionale, egoista, individualista e perfettamente informato, che agisce con l’obiettivo di trarre la massima utilità possibile. Con questo modello, l’economia tradizionale valorizza atteggiamenti predatori ed egoistici,  incoraggia comportamenti accentratori e personalistici e porta a prediligere soluzioni individualistiche.

L’economia ecologica, viceversa, ha una concezione collettivista e ritiene che l’uomo sia un essere sociale che vive in comunità e si rapporta con i suoi simili mediante relazioni sociali e di fiducia.

La psicologia comportamentale insegna che l’uomo è un essere sociale, un individuo che vive in comunità, la cui identità si definisce e cambia con le relazioni sociali ma anche con i propri stati interni. Gli studi di psicologia sociale dimostrano che il modello dell’ “homo oeconomicus”, adottato dalla teoria economica neoclassica, è una mera astrazione teorica, è una grossa fallacia. L’evidenza sperimentale mostra che le relazioni umane non si riducono esclusivamente a puri atti formali di pagamento individuale, a transazioni economiche private, con l’unico scopo di soddisfare i propri interessi individuali.

5.a   Riduzione della responsabilità collettiva a responsabilità individuale

Come singoli individui, siamo disposti a pagare di persona per ottenere dei benefici e soddisfare i nostri bisogni ma siamo anche esseri sociali e, come tali, sentiamo una responsabilità sia nei confronti dei nostri simili, che sono meno fortunati, sia delle future generazioni e delle altre specie.


L’economia tradizionale ignora ogni responsabilità collettiva e ritiene che l’aspetto fondamentale sia il comportamento individuale di ogni agente economico. Ragionando in questa ottica, essa confonde i piani astratti e incommensurabili della dimensione della responsabilità sociale e di quella individuale  e cade nella grave fallacia della realtà fraintesa.

Priva di un approccio sistemico, la teoria economica tradizionale affronta e risolve i problemi di responsabilità collettiva, che sono dinamiche emergenti dal sistema socioeconomico inteso nella sua globalità (a livello olonico superiore), con un  approccio riduzionistico che adotta gli stessi modelli di responsabilità, le stesse leggi che descrivono il comportamento dei singoli agenti, presi individualmente (dinamiche di livello olonico inferiore).

In pratica nel paradigma dell'economia tradizionale, i gravi problemi di politica economica, che implicano aspetti di responsabilità collettiva e di qualità delle relazioni umane, che ci qualificano come esseri sociali appartenenti ad una comunità, vengono ridotti a semplici problemi di responsabilità individuale, di disponibilità ad assumere in prima persona la responsabilità del problema sociale e a pagare come singolo individuo, con transazioni monetarie tra privati (creditori e debitori).

5.b   Le soluzioni dell’economia ambientale (green economy)

La nostra natura di esseri sociali, di persone che vivono in comunità, mal si addice con l’ approccio riduzionistico del paradigma socioeconomico tradizionale, che tende a scomporre ogni problema di natura etica e a ridurlo a questioni di responsabilità personale, da risolvere in termini monetari, in base al reddito.

Un esempio eclatante di individualismo fatto metodo è il modo in cui l’economia ambientale pensa di risolvere il problema sociale dell’inquinamento e del deterioramento dei servizi ecosistemici (effetto serra, distruzione dello strato protettivo di ozono, cambiamento climatico, piogge acide, ecc.). Occorre fare molta attenzione a non confondere l’economia ambientale (detta anche green economy) con l’economia ecologica. Nonostante il nome, la green economy è pur sempre economia tradizionale, neoclassica, perchè ne mantiene la visione e i metodi anche se ha assunto un nome ingannevole e si è travestita per dare l'illusione di una maggiore attenzione ai temi dell’ambiente. L'unica economia veramente attenta alle persone e all'ambiente che propone politiche economiche orientate verso soluzioni collettive è l'economia ecologica. 

Per la green economy, il problema ambientale che è di natura sociale si risolve a livello personale, imponendo ad ogni singolo individuo una tassa proporzionale all’inquinamento prodotto che serve a costituire un fondo per ripristinare i servizi deteriorati. In questo modo non si costruisce alcuna consapevolezza a livello sociale. 

Insomma, pagando la tassa, il problema dell'inquinamento, anzichè assumere una connotazione sociale che comporta una responsabilità e una presa di coscienza collettiva, diventa il diritto del privato a continuare ad inquinare senza remore. Con il suo denaro, qualcun altro riparerà i danni e lui continuerà ad inquinare e a perseguire i suoi interessi egoistici.


6    IGNORA IL CAPITALE NATURALE E LA QUESTIONE ENERGETICA

Per realizzare i prodotti e servizi che soddisfano i bisogni umani, il processo economico deve prelevare dall’ambiente il capitale naturale, tra cui i minerali utili e i combustibili fossili, che vengono progressivamente liquidati. Come è ben noto, l’economia è la scienza che si occupa di gestire al meglio le risorse scarse. Oggi, la risorsa che inizia a scarseggiare è il capitale naturale non rinnovabile ed è quella che dovrebbe essere maggiormente tutelata. Invece, l’economia tradizionale ignora completamente le risorse naturali, che non sono previste nella sua visione preanalitica, e non sa dell’esistenza del transflusso di materia e di energia che alimenta i processi economici e ne definisce la scala.

La teoria economica tradizionale non si preoccupa dell’esaurimento del capitale naturale perché, nella sua visione, adotta il criterio di sostenibilità debole e ritiene che il capitale naturale possa essere integralmente sostituito dal capitale artificiale. Di seguito, parleremo soprattutto di combustibili fossili, ma il discorso vale per tutto il capitale naturale non rinnovabile.

La teoria economica tradizionale cade nella fallacia della realtà fraintesa perché ritiene di poter risolvere il problema dell’esaurimento delle risorse naturali, sostituendole con il capitale artificiale. Essa pensa di poter applicare, anche sul piano astratto biofisico, l’ingenuo modello meccanicistico del flusso circolare del valore di scambio, che è valido solamente nel piano astratto del valore monetario. L’errore viene commesso perché la teoria non dispone di idonei strumenti per ragionare sul piano di astrazione biofisico, dove la dinamica comportamentale è soggetta alle leggi della termodinamica.

6.a   La dinamica energetica nella visione dell’economia tradizionale

Nella sua visione analitica, lineare e riduzionistica della realtà, l’economia tradizionale ritiene che il progressivo esaurimento dei combustibili fossili (ad esempio il petrolio) tenda a farne aumentare il prezzo e questo preme per un aumento della produzione dei prodotti energetici, perchè diventerebbero accessibili un sempre maggior numero di giacimenti marginali. Per l’economia tradizionale dunque non esistono problemi di esauribilità dei combustibili fossili e, più in generale, delle risorse naturali. L’aumento della produzione dei prodotti energetici preme per un aumento della produzione dei beni di consumo e questo richiama una maggiore occupazione ed un aumento dei salari dei lavoratori di base (la fascia più ampia di lavoratori). La crescita dei salari sostiene la domanda dei beni di consumo che, a sua volta, ne fa lievitare i prezzi e la cosa favorisce l’ ulteriore crescita della produzione di quei beni. Si innesca così un circolo di rinforzo virtuoso e l’economia cresce all’infinito.

Per i pensatori sistemici, ecco il CLD (Causal Loop Diagram) che spiega la dinamica energetica, secondo l’approccio lineare della teoria economica tradizionale.

Crescita economica illimitata, secondo l’economia tradizionale

6.b   La dinamica energetica nella visione dell’economia ecologica

Per l’economia ecologica, invece, la situazione è ben diversa. La liquidazione del capitale naturale è un grave problema perché è di natura complementare e non sostitutiva del capitale artificiale. In altri termini, il capitale artificiale non può sostituire integralmente il capitale naturale che inizia a scarseggiare e la presenza di quest’ultimo è fondamentale per la sostenibilità dei processi economici  (criterio di sostenibilità forte).

L’economia ecologica ha un diverso approccio e adotta una visione di sintesi, sistemica e circolare della realtà. Essa ritiene che il progressivo esaurimento dei combustibili fossili (ad esempio il petrolio) tenda a farne aumentare il prezzo ma solo fino ad certo limite massimo (limite di cut off) che, per ragioni sistemiche, non può superare. L’iniziale aumento di prezzo del petrolio preme per un aumento della produzione dei prodotti energetici derivati (benzina, kerosene, gasolio, ecc.), perchè diventerebbero accessibili un sempre maggior numero di giacimenti petroliferi marginali. Con la maggiore disponibilità di prodotti energetici, si ha un aumento della produzione dei beni di consumo e questo richiama una maggiore occupazione ed un aumento dei salari dei lavoratori di base (la fascia più ampia di lavoratori). La crescita dei salari sostiene la domanda dei beni di consumo che, a sua volta, ne fa lievitare i prezzi e la cosa favorisce l’ ulteriore crescita della loro produzione. Si innesca così un circolo di rinforzo virtuoso e l’economia inizia a crescere. Tuttavia, a differenza dell’approccio lineare della teoria economica tradizionale, l’economia ecologica tiene conto degli effetti di sistema che, ben presto, iniziano a farsi sentire.

Il prezzo dei beni di consumo non può crescere oltre un certo limite, superato il quale diventano inaccessibili ai lavoratori di base, i cui salari non aumentano allo stesso modo e la domanda dei beni di consumo tende a diminuire con la conseguente diminuzione dei prezzi. La cosa provoca una diminuzione della produzione dei beni di consumo. Le aziende iniziano a chiudere e a licenziare i dipendenti. Di conseguenza: diminuisce l’occupazione, diminuiscono i salari dei lavoratori di base e diminuisce ulteriormente la domanda dei beni di consumo. Si innesca così un circolo di rinforzo vizioso e l’economia tende ad implodere.

Con la diminuzione della produzione dei beni di consumo, diminuisce anche la domanda di petrolio (e in genere di materie prime). Di conseguenza, molto petrolio giace non sfruttato nei giacimenti e il suo prezzo diminuisce, opponendosi così al suo iniziale aumento e dando origine ad una forte volatilità dei prezzi.

La diminuzione del prezzo del petrolio comporta due effetti contrastanti.
-  da un lato riduce la disponibilità dei prodotti energetici, perchè le aziende non hanno più convenienza a produrli e questo contribuisce a deprimere l’economia mentre
-    dall’altro lato, comporta una diminuzione dei prezzi dei beni di consumo e questo aiuta la ripresa economica. 

Ecco il CLD (Causal Loop Diagram) che spiega la dinamica energetica vista nell’ ottica sistemica dell’economia ecologica.


I limiti alla crescita economica, secondo l’economia ecologica

Insomma, secondo l’approccio sistemico dell’economia ecologica, il collasso dell’economia globale non verrà segnalato da un forte aumento dei prezzi del petrolio e di tutte le altre materie prime, come prevede la teoria economica tradizionale. Piuttosto, il superamento, da parte della nostra economia globalizzata, dei molteplici limiti imposti dall’ecosistema globale sarà caratterizzato da una grande volatilità e turbolenza dei prezzi delle materie prime, con una successione di improvvise impennate e repentini crolli dei prezzi; caratteristiche che si rifletteranno anche sull’economia nel suo complesso. E’ lo scenario VUCA: di grande volatilità dei prezzi, di incertezza del futuro, di complessità ed ambiguità. Una scena di forte turbolenza e di grande destabilizzazione in tutti i settori: politico, istituzionale, sociale ed economico, sia a livello nazionale che internazionale. E’ lo scenario che ci aspetta se non ci impegniamo da subito a cambiare paradigma socioeconomico e ad effettuare la transizione verso il paradigma dell’ecologia integrale. Un paradigma che tiene in grande considerazione e rispetto il rapporto con i nostri simili e con la natura.

Un altro aspetto particolare dell’approccio sistemico è che l’economia non collasserà per avvenuto esaurimento delle materie prime e, in particolare, dei combustibili fossili. Continuando imperterriti sulla stessa strada, la nostra economia globalizzata potrebbe crollare prima ancora di avere bruciato tutti i combustibili fossili quando, sotto terra, ne rimarranno ancora in grande quantità. Ciò significa che, probabilmente, non ci dovremo neppure preoccupare del cambiamento climatico e dei terribili fenomeni che si verificheranno con l’aumento della temperatura superficiale terrestre.


(continua)       (torna indietro)

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